Download Emile Chanoux - Federalismo e Autonomia (1944) PDF

TitleEmile Chanoux - Federalismo e Autonomia (1944)
TagsFascism Homo Sapiens Italy Federalism Nation
File Size86.7 KB
Total Pages21
Document Text Contents
Page 1

1


Émile Chanoux, Federalismo e autonomie, 1944.


I rappresentanti delle vallate del versante italiano delle Alpi hanno voluto fissare, in

un documento-dichiarazione, in un documento-manifesto, ciò che essi ritengono un
minimum indispensabile perché quelle regioni possano rinascere a nuova vita.

Il documento contiene tre parti distinte:
a) Una prima parte di constatazioni. É ciò che la centralizzazione politico-

amministrativa dello stato italiano, culminata col fascismo, ha portato ai piccoli popoli
alpini.

b) Una seconda parte di affermazioni. Sono affermazioni di principi generali, nei
quali essi hanno voluto inquadrare le loro dichiarazioni di diritti.

c) Una terza parte di dichiarazioni. É la parte essenziale, costruttiva del
documento, e contiene un minimo di richieste.

d) Infine il documento si chiude con una affermazione di diritti generali a tutti i
piccoli popoli, a qualunque stato appartengano.

I

Il documento ha una portata ideate e, diremo, una ispirazione politico che va oltre ai
problemi delle vallate alpine.

Ciò che i rappresentanti di queste valli hanno affermato vale per tutte le regioni
italiane, per i piccoli popoli che formano quel tutto che è il popolo italiano.

Essi non potevano parlare a nome di tutte le regioni italiane, non avendo avuto alcun
mandato per ciò fare, ma, in fondo, i principi affermati riguardano tutte le regioni. Forse,
i piccoli popoli delle Alpi hanno sofferto più di tutti i popoli d’Italia della oppressione
politico-amministrativa dello stato monarchico-accentrato italiano sorto dalla
fermentazione del Risorgimento.

Piccoli popoli, abituati da secoli a governarsi da sé, popoli ricchi come i loro fratelli
di Svizzera, di tradizioni proprie, sviluppatesi in lunghi secoli di vita politica autonoma,
popoli disciplinati nel loro spirito di libertà, fedeli al dovere sociale fino al sacrificio, si
sono visti, in nome dello stato italiano, alla cui formazione avevano, in parte, collaborato,
privati di quelle autonomie politiche che avevano custodite attraverso i secoli.

Le loro classi dirigenti non più alimentate dall’esercizio del potere pubblico,
politico ed amministrativo, si anemizzarono. I figli dei dirigenti di questi popoli
passarono nell’amministrazione dello stato italiano, nell’esercito, nella magistrature.
Come tali seguirono la loro carriera, si fecero stimare per le loro qualità di equilibrio e
di intelligenza, ma dopo una generazione rimasero avulsi dalla vita del loro popolo,
persero quasi completamente il contatto spirituale con questo, si standardizzarono nella

Page 10

10

quali, invece, ogni singolo elettore sarebbe stato in grado di decidere con piena o buona
conoscenza di causa!

Così si ebbero i paurosi sbandamenti a destra o a sinistra nelle elezioni del decennio
1912-1922 e poi la totale mancanza di vita politica nelle masse col fascismo.

Avvennero, non perché il popolo nostro fosse impreparato alla vita politica, ma
perché si chiedeva al popolo più di quello che egli potesse dare.

I piccoli popoli delle Alpi pretendono di non essere schiacciati dal numero anche
nell’amministrazione generale dello stato e di essere in grado di manifestare la propria
volontà come popoli organizzati in seno alle assemblee maggiori nazionali.


***

La centralizzazione ha trasportato da un’estremità all’altra del paese, come delle unità
numeriche, come una merce fungibile, i suoi funzionari. Contro questa possibilità si
ergono i rappresentanti delle popolazioni alpine, anche per quelle funzioni che dovrebbero
rimanere in uno stato federale di carattere statale.

Non è per spirito reazionario che una simile richiesta è stata fatta, ma perché i poteri
politici e amministrativi non cadano in mano di incompetenti.

I problemi di una città sono simili a quelli di un’altra città, perché tutte si
rassomigliano.

Ma i problemi di una valle alpina, intimamente connessi con la natura del suolo e
con il clima, sono assai dissimili da quelli di un’altra valle.

Un amministratore improvvisato pervenuto nelle valli da regioni dissimili per natura
del suolo e per clima, ignorante la storia e gli uomini delle valli, non può, se non dopo un
periodo assai lungo di soggiorno, di contatti e di studi, affrontare con conoscenza di
causa i problemi che gli sono sottoposti.

Se i rappresentanti delle valli alpine hanno insistito su di un concetto di quel genere, si
è perché hanno sofferto e molto sofferto per la uniforme ed assurda imposizione da parte
dello stato di funzionari estranei alle valli.

È una misura prudenziale di difesa che è utile applicare, almeno all’inizio della vita
politica autonoma delle regioni alpine, perché sia salvaguardata la loro fisionomia storica
e sociale.

Basta infatti l’afflusso improvviso, per l’istallarsi di una industria in una località a
debole densità etnica, di masse operaie affluite dalle regioni più disparate, perché ne sia
improvvisamente sconvolta la fisionomia sociale e storica.

Quelle stesse masse, superato il periodo di ambientamento acquistano lo spirito ed i
caratteri delle popolazioni autoctone, per cui la fusione ha luogo senza urti e senza
difficoltà.

Ma questo periodo di ambientamento è necessario perché non avvengano urti inutili
fra i diversi gruppi etnici e crisi dannose per la loro vita sociale ed economica.

Page 11

11


***

In relazione al problema operaio, i rappresentanti delle valli alpine non possono né
debbono prendere una posizione politica precisa: ognuno rimane libero di auspicare
quelle riforme che ritiene opportune.

Vi sono però nelle valli alpine alcune situazioni particolari che danno al problema
operaio una fisionomia particolare:

a) Nelle valli non esistono grandi masse operaie né grandi industrie.

b) Gli operai, nelle valli, non sono nella maggioranza dei cosiddetti proletari. Sono
contadini, piccoli o piccolissimi proprietari, i quali, dopo le ore di lavoro all’officina,
rientrano nella loro casa rurale ed usufruiscono delle ore libere per la coltura della loro
terra. Essi assumono così una fisionomia mista, di operai-agricoltori, per cui molti dei
problemi sociali del mondo moderno si presentano nelle valli come attutiti.
c) Il livello culturale delle masse operaie delle valli è più alto di quello delle comuni
masse operaie. Vi sono regioni, come il Biellese, in cui scuole industriali medie ed
inferiori hanno, da più di mezzo secolo, formato uomini chiaramente coscienti della
loro funzione sociale, delle proprie capacità e dei propri diritti e doveri.


Qualunque sia l’orientamento politico-sociale delle masse italiane nell’immediato

avvenire, una cosa è sicura: si è che esse non troveranno certamente gli uomini delle
valli contro di loro.

Le valli hanno il vantaggio di formare una zona in cui operai e contadini sono in
parte fusi: possono quindi fornire l’elemento medio, l’elemento misto, il quale
collegherà le due classi base, le due classi essenziali nella vita di un popolo: gli operai ed
i contadini.

Bisogna però precisare al riguardo alcune condizioni.
Questa funzione intermedia fra le due classi sarà possibile unicamente se le valli non

saranno sommerse in un livellamento totale degli uomini e delle istituzioni, conseguente
alla centralizzazione, se potranno conservare la loro funzione politico-sociale, malgrado
la inferiorità numerica della loro popolazione riguardo alle città ed alla pianura, se il
numero non sarà l’unico fattore determinante negli eventi politici e sociali.

Formando dei piccoli organismi socialmente perfetti, le valli potranno essere il
terreno più adatto in cui gli esperimenti sociali anche più arditi potranno avere luogo
senza portare a dei cataclismi irrimediabili.

Nelle valli, senza urti eccessivi e con quella gradualità che è sicura garanzia di
solidità, potranno essere facilmente ricercate, come in un esperimento di laboratorio, le
soluzioni che tanto affaticano le menti ed i cuori dei sociologi e degli uomini politici.

Questo i rappresentanti delle valli avevano voluto dire, in questo momento così
gravido di eventi, sicuri che le popolazioni da loro rappresentate saranno così
all’avanguardia della civiltà, anche nel campo sociale, sicuri che quella individualità che
essi reclamano non porterà ad un loro ripiegamento su se stesse, ma ad un maggiore
irradiamento delle loro qualità oltre la stessa cerchia delle loro montagne.

Page 20

20

alpi la terra non basta per nutrire gli uomini: l’industria deve nutrire quelli che
l’agricoltura non nutre.

Per questo dicevamo che nelle valli l’agricoltura è povera di mezzi e ricca di uomini,
mentre l’industria è ricca di mezzi e povera di uomini.

Bisognerà ristabilire l’equilibrio, dare agli uomini sovrabbondanti alla terra i mezzi
per vivere nell’industria, la quale al postutto sfrutta le loro ricchezze naturali.

Ma perché questo equilibrio sia veramente ristabilito, è necessario che l’industria
locale impieghi gli uomini non come dei manovali, ma come dei tecnici e dei dirigenti,
affinché effettivamente essa sia nelle loro mani. Solo così l’industria adempirebbe
completamente alla sua funzione di potenziamento economico delle valli.


***

Ma non tutte le aziende hanno un carattere locale. Vi sono nella società moderna i
grandi complessi industriali, che hanno carattere nazionale ed anche continentale.

Vi sono anche i servizi generali di carattere pubblico dello stato, i quali hanno una
portata nazionale e supernazionale.

Questi servizi hanno ramificazioni di carattere locale, le quali hanno intima
connessione con la vita delle valli.

I cantoni interessati devono poter controllare il funzionamento di tali servizi ed
industrie, i quali, pur avendo un carattere più vasto, incidono profondamente nella vita
locale.

Anche i grandi organismi industriali possono avere un funzionamento decentrato.
Anzi, è tendenza della moderna grande industria di suddividere in diversi organismi
minori i diversi rami della loro produzione, in modo da dare al funzionamento dei
servizi generali maggiore semplicità e scioltezza.

Ecco che è possibile, da parte delle amministrazioni interessate, esercitare i necessari
controlli, nell’interesse della collettività, perché le industrie ed i servizi abbiano
scioltezza di movimento e semplicità di funzionamento.

Ove, poi, anche la grande industria collettivizzata si trasformasse in un servizio
pubblico, la collettività cantonale avrà diritto di intervenire nella sua amministrazione.

È intuitivo che non si può avere una economia accentrata in uno stato decentrato. La
vita economica e la vita politica di un paese sono così intimamente legate che non si
possono disgiungere: esse sono infatti due facce di quella che è la vita del paese stesso.

Così anche in economia bisognerà essere federalisti, e tanto più lo si dovrà essere in
caso di economia collettivistica.

Se no, si ricade nell’assolutismo della dittatura, perché non vi può essere libertà
politica se vi è servitù economica, come non vi può essere libertà economica in servitù
politica.

Infatti la soluzione del grande problema della libertà in un’economia controllata sta
appunto nell’intelligente coordinamento delle industrie e dei servizi pubblici fra di loro e nel
loro armonico inserimento nei complessi nazionali e continentali.

Poiché in economia, come in politica, il principio della gradualità sta alla base di

Similer Documents